domenica 16 ottobre 2011
domenica 29 maggio 2011
RICOMINCIO DA FLI
RICOMINCIO DA FLI
Mentre siamo tutti in attesa dei risultati dei ballottaggi di Milano e Napoli, dai quali, secondo alcuni, dipenderà il destino del PDL, a Benevento, dove siamo sempre avanti agli altri, abbiamo risolto il problema già al primo turno: il PDL è praticamente azzerato.
La”intelligenza” e la “lungimiranza” della classe dirigente hanno prodotto un risultato straordinario. La vittoria di Pepe e del centrosinistra in realtà era nell’aria e quindi non ci ha sorpresi più di tanto. Ciò che desta preoccupazione invece, almeno per chi ha a cuore le sorti del centrodestra, è il risultato ottenuto dalle liste riconducibili in qualche modo all’area di Forza Italia e Alleanza Nazionale .
Il Pdl e TéL complessivamente hanno ottenuto circa il 16% dei consensi contro il 24% del 2006. ( 8% FI 16% area AN) .
L’esperimento di ingegneria elettorale costituito dal PIT probabilmente era l’unico modo per tentare di costringere al ballottaggio un centrosinistra compatto e ed agguerrito. Il risultato è sfuggito per poco. Non tutte le numerose variabili su cui si basava l’esperimento si sono avverate. In realtà pur costituendo una trovata per certi verso geniale, il PIT si presentava estremamente fragile. Una coalizione assemblata con troppi pezzi eterogenei è apparsa agli elettori come una specie di mostro approntato frettolosamente in laboratorio. Esponenti di levatura nazionale, da sempre antagonisti, si sono trovati sulla stessa sponda creando disorientamento nell’elettorato più radicale e consentendo alla controparte facili speculazioni sulla coerenza politica .
Non c’è stato il tempo ( e la capacità ) di far digerire le ragioni dell’inedito raggruppamento, di spiegarne il senso e la motivazione legate alla necessità di ridare un futuro alla città riportandola al suo naturale ruolo di riferimento per l’intera provincia. Alla fine ai voti strutturali e per certi versi fisiologici delle varie liste approntate è mancato il voto di opinione il voto dell’onda lunga Nel PIT gli elettori non hanno visto il cambiamento, la svolta, l’innovazione, la speranza di futuro; anche perché francamente ci sarebbe voluta un po’ troppo fantasia e tanta buona volontà. Sul progetto politico è prevalsa la eterogeneità degli attori in campo. Anche le buone idee a volte si scontrano con i pregiudizi ed i luoghi comuni.
Che fare adesso ?
Difficile sperare in autocritiche e ripensamenti. Nel PDL il merito è un accessorio. I vertici del partito si raggiungono con l’ascensore e non con la fatica delle scale. L’altezza inebria ma non è un vantaggio quando il palazzo comincia a crollare.
Il panorama politico, anche quello nazionale, è estremamente confuso ed appiattito nell’ eterna lotta fra berlusconiani ed il resto del mondo. Non circola uno straccio di idea, manca il progetto, l’invenzione. Mentre il PDL assiste inerme al declino del proprio leader, la sinistra è smarrita, stenta a ritrovare se stessa ed a riconoscersi in un leader carismatico condiviso dalle varie anime. L’unica novità degna di rilievo ci sembra Futuro e Libertà. Anche prescindendo dai protagonisti, l’idea futurista rappresenta l’unico tentativo di andare oltre la stucchevole ed insopportabile contesa pro e contro Silvio Berlusconi.
E’ giunto il momento di superare questo antagonismo che costringe tutti all’immobilismo, così come bisogna superare le vecchia concezione di sinistra e destra. Per certi versi si tratta di intraprendere il cammino interrotto guardando avanti ma percorrendo le strade sicure della tradizione. Non a caso tutto ebbe origine da un Movimento. Sarebbe da stolti tornare indietro, sarebbe come tradire la propria storia, ma altrettanto grave è restare fermi. Bisogna avere il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo. “ Io amo coloro che cadono perché sono coloro che attraversano”, ammoniva il filosofo. Il ponte evocato da Nietzsche, in questo caso, rappresenta l’anello di congiunzione fra la tradizione e futuro.
Si tratta di interpretare la politica in modo nuovo, ( forse antico ?) superando ideologie e populismo di stile sud americano Non c’è futuro senza libertà. Per conquistare la libertà bisogna liberarsi dal…. bisogno ; quel bisogno che alimenta la politica senza scrupoli delle clientele e della corruzione che purtroppo è ancora determinante nelle competizioni elettorali . Per questo accettiamo la sfida di FLI e ricominciamo da capo. Ricominciamo dai problemi, cercando di trovare le soluzioni; lo facciamo rimettendoci in gioco, fuori dai palazzi in mezzo alla gente. Ricominciamo per tentare di costruire insieme ad altri un Futuro di Libertà .
Mentre siamo tutti in attesa dei risultati dei ballottaggi di Milano e Napoli, dai quali, secondo alcuni, dipenderà il destino del PDL, a Benevento, dove siamo sempre avanti agli altri, abbiamo risolto il problema già al primo turno: il PDL è praticamente azzerato.
La”intelligenza” e la “lungimiranza” della classe dirigente hanno prodotto un risultato straordinario. La vittoria di Pepe e del centrosinistra in realtà era nell’aria e quindi non ci ha sorpresi più di tanto. Ciò che desta preoccupazione invece, almeno per chi ha a cuore le sorti del centrodestra, è il risultato ottenuto dalle liste riconducibili in qualche modo all’area di Forza Italia e Alleanza Nazionale .
Il Pdl e TéL complessivamente hanno ottenuto circa il 16% dei consensi contro il 24% del 2006. ( 8% FI 16% area AN) .
L’esperimento di ingegneria elettorale costituito dal PIT probabilmente era l’unico modo per tentare di costringere al ballottaggio un centrosinistra compatto e ed agguerrito. Il risultato è sfuggito per poco. Non tutte le numerose variabili su cui si basava l’esperimento si sono avverate. In realtà pur costituendo una trovata per certi verso geniale, il PIT si presentava estremamente fragile. Una coalizione assemblata con troppi pezzi eterogenei è apparsa agli elettori come una specie di mostro approntato frettolosamente in laboratorio. Esponenti di levatura nazionale, da sempre antagonisti, si sono trovati sulla stessa sponda creando disorientamento nell’elettorato più radicale e consentendo alla controparte facili speculazioni sulla coerenza politica .
Non c’è stato il tempo ( e la capacità ) di far digerire le ragioni dell’inedito raggruppamento, di spiegarne il senso e la motivazione legate alla necessità di ridare un futuro alla città riportandola al suo naturale ruolo di riferimento per l’intera provincia. Alla fine ai voti strutturali e per certi versi fisiologici delle varie liste approntate è mancato il voto di opinione il voto dell’onda lunga Nel PIT gli elettori non hanno visto il cambiamento, la svolta, l’innovazione, la speranza di futuro; anche perché francamente ci sarebbe voluta un po’ troppo fantasia e tanta buona volontà. Sul progetto politico è prevalsa la eterogeneità degli attori in campo. Anche le buone idee a volte si scontrano con i pregiudizi ed i luoghi comuni.
Che fare adesso ?
Difficile sperare in autocritiche e ripensamenti. Nel PDL il merito è un accessorio. I vertici del partito si raggiungono con l’ascensore e non con la fatica delle scale. L’altezza inebria ma non è un vantaggio quando il palazzo comincia a crollare.
Il panorama politico, anche quello nazionale, è estremamente confuso ed appiattito nell’ eterna lotta fra berlusconiani ed il resto del mondo. Non circola uno straccio di idea, manca il progetto, l’invenzione. Mentre il PDL assiste inerme al declino del proprio leader, la sinistra è smarrita, stenta a ritrovare se stessa ed a riconoscersi in un leader carismatico condiviso dalle varie anime. L’unica novità degna di rilievo ci sembra Futuro e Libertà. Anche prescindendo dai protagonisti, l’idea futurista rappresenta l’unico tentativo di andare oltre la stucchevole ed insopportabile contesa pro e contro Silvio Berlusconi.
E’ giunto il momento di superare questo antagonismo che costringe tutti all’immobilismo, così come bisogna superare le vecchia concezione di sinistra e destra. Per certi versi si tratta di intraprendere il cammino interrotto guardando avanti ma percorrendo le strade sicure della tradizione. Non a caso tutto ebbe origine da un Movimento. Sarebbe da stolti tornare indietro, sarebbe come tradire la propria storia, ma altrettanto grave è restare fermi. Bisogna avere il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo. “ Io amo coloro che cadono perché sono coloro che attraversano”, ammoniva il filosofo. Il ponte evocato da Nietzsche, in questo caso, rappresenta l’anello di congiunzione fra la tradizione e futuro.
Si tratta di interpretare la politica in modo nuovo, ( forse antico ?) superando ideologie e populismo di stile sud americano Non c’è futuro senza libertà. Per conquistare la libertà bisogna liberarsi dal…. bisogno ; quel bisogno che alimenta la politica senza scrupoli delle clientele e della corruzione che purtroppo è ancora determinante nelle competizioni elettorali . Per questo accettiamo la sfida di FLI e ricominciamo da capo. Ricominciamo dai problemi, cercando di trovare le soluzioni; lo facciamo rimettendoci in gioco, fuori dai palazzi in mezzo alla gente. Ricominciamo per tentare di costruire insieme ad altri un Futuro di Libertà .
giovedì 5 maggio 2011
domenica 10 gennaio 2010
mercoledì 13 maggio 2009
Er Circolo der Libbero Pensiero
Un gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero
sentì che un gatto nero,
libero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li pensieri sui.
"Giacche nun badi alli fattacci tui,
-Je disse er gatto bianco inviperito-,
rassegnerai le proprie dimissione
e uscirai da le file der partito:
che qui la poi pensà liberamente
come te pare a te, ma a condizione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!"
"E’ vero, ho torto, ho aggito malamente…"
Rispose er gatto nero.
E pe restà ner Libero Pensiero
Da quela vorta nun pensò più gnente.
Un gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero
sentì che un gatto nero,
libero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li pensieri sui.
"Giacche nun badi alli fattacci tui,
-Je disse er gatto bianco inviperito-,
rassegnerai le proprie dimissione
e uscirai da le file der partito:
che qui la poi pensà liberamente
come te pare a te, ma a condizione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!"
"E’ vero, ho torto, ho aggito malamente…"
Rispose er gatto nero.
E pe restà ner Libero Pensiero
Da quela vorta nun pensò più gnente.
giovedì 8 gennaio 2009
sabato 22 novembre 2008
La Piatta....ferma
Più che piattaforma dovrebbe chiamarsi piattaferma. A lanciare l'allarme è stato l'On Boffa il quale, più che sollecitare l'amministrazione, sembra voler mettere le mani avanti in merito ad una iniziativa dal futuro incerto. Si continua a parlare di piattaforma Ikea ma in realtà di questa società non si trova traccia in alcun documento ed al momento non risultano impegni formali. Il comune ha firmato un protocollo di intesa con il Consorzio Toscano Costruzioni società cooperativa per realizzare uno studio di fattibilità dell'opera, studio che ad oggi ha prodotto solo incarichi di consulenza e come lamenta l’onorevole Boffa è ancora nei cassetti dell'amministrazione. Intanto dai documenti preliminari la piattaforma sembra essere l'asse portante del Piano Strategico della città. Più di un milione di metri cubi di cemento per i capannoni su di un 'area di 3.300.000 metri quadrati per movimentare 11 milioni tonnellate di merci sono dati importanti che andrebbero maneggiati con cautela.
Per esempio interesserebbe conoscere quali aziende interessate, quali impegni ci sono che indagine è stata fatta e da chi. L'operazione ammessa che vada in porto ed abbia le dimensioni di cui sopra prevede finanziamenti pubblici ( centinaia di milioni ) attraverso gli strumenti dell'Accordo di Programma fra Comune, Regione e Provincia e Comune il Contratto di Programma .
Il rischio che si tratti di una mera attività immobiliare non è da escludere. Il nostro territorio già ampiamente saccheggiato da investimenti fasulli finanziati con danaro pubblico non ha assolutamente bisogno di “arricchire” il paesaggio con altri capannoni dismessi . Il Piano Strategico per sua natura è tale solo se condiviso da tutte le articolate componenti della comunità ( sociali, politiche , associative ecc.);fino ad oggi l'amministrazione procede in perfetta solitudine socializzando il Piano strategico esclusivamente attraverso convegni che vanno quasi deserti e banchetti, viceversa, sempre affollati. Oggi il sindaco si pavoneggia con la piattaforma e l' Unesco, ma entrambe le iniziative non sono farina del suo sacco. La piattaforma non era prevista nel programma di mandato del sindaco, ed è tutta “esterna” alla nostra città; mentre la candidatura dell’Unesco è legata alla storia della nostra città ed all’operato delle precedenti amministrazioni. Nel programma di mandato del sindaco figuravano invece il “Palaballo” ed il progetto “Ape”. Meno male che di entrambi non si riscontrano più tracce nei documenti di programmazione.
Questa amministrazione palesa tutta la sua incapacità di immaginare il futuro della città; dopo quasi tre anni e centinaia di migliaia di euro spesi in consulenze varie, del piano strategico abbiamo finalmente “le linee guida” ; per il resto oltre alla Ikea quello che veramente manca è l’idea. Quale è la Benevento dei prossimi venti’anni ? Quella della Piattaforma o quella dell’Unesco?. La stridente diversità delle due iniziative la dice lunga sulla capacità di programmazione di questa amministrazione; ad essa si adatta perfettamente il titolo, rivisitato, di un noto romanzo : “Va dove ti porta il caso “.
Per esempio interesserebbe conoscere quali aziende interessate, quali impegni ci sono che indagine è stata fatta e da chi. L'operazione ammessa che vada in porto ed abbia le dimensioni di cui sopra prevede finanziamenti pubblici ( centinaia di milioni ) attraverso gli strumenti dell'Accordo di Programma fra Comune, Regione e Provincia e Comune il Contratto di Programma .
Il rischio che si tratti di una mera attività immobiliare non è da escludere. Il nostro territorio già ampiamente saccheggiato da investimenti fasulli finanziati con danaro pubblico non ha assolutamente bisogno di “arricchire” il paesaggio con altri capannoni dismessi . Il Piano Strategico per sua natura è tale solo se condiviso da tutte le articolate componenti della comunità ( sociali, politiche , associative ecc.);fino ad oggi l'amministrazione procede in perfetta solitudine socializzando il Piano strategico esclusivamente attraverso convegni che vanno quasi deserti e banchetti, viceversa, sempre affollati. Oggi il sindaco si pavoneggia con la piattaforma e l' Unesco, ma entrambe le iniziative non sono farina del suo sacco. La piattaforma non era prevista nel programma di mandato del sindaco, ed è tutta “esterna” alla nostra città; mentre la candidatura dell’Unesco è legata alla storia della nostra città ed all’operato delle precedenti amministrazioni. Nel programma di mandato del sindaco figuravano invece il “Palaballo” ed il progetto “Ape”. Meno male che di entrambi non si riscontrano più tracce nei documenti di programmazione.
Questa amministrazione palesa tutta la sua incapacità di immaginare il futuro della città; dopo quasi tre anni e centinaia di migliaia di euro spesi in consulenze varie, del piano strategico abbiamo finalmente “le linee guida” ; per il resto oltre alla Ikea quello che veramente manca è l’idea. Quale è la Benevento dei prossimi venti’anni ? Quella della Piattaforma o quella dell’Unesco?. La stridente diversità delle due iniziative la dice lunga sulla capacità di programmazione di questa amministrazione; ad essa si adatta perfettamente il titolo, rivisitato, di un noto romanzo : “Va dove ti porta il caso “.
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